presenta MusICONA
Daniel Bestonzo, tastiere Ci interessa piuttosto che il tuo primo pubblico lo vedi a 4 anni suonando sul palco della bocciofila di Pecetto Torinese imbracciando una chitarra classica dimensione mignon e cantando una vecchia canzone di Antoine: “La felicità”, per poi lasciare il posto a due grandi della musica quella stessa sera, mio padre e mia madre. Da loro discendi musicalmente…e probabilmente anche per il resto. Per te le scale non avranno mai gradini, ma note e alterazioni, e quando potrai ti metterai a suonare la batteria e la chitarra. E via…
Tra anni lavorativi e anni sabbatici di studio del pianoforte dall’età di 5 anni circa, raggiungi i 13 e approdi al conservatorio, sotto la guida di un maestro che l’aggettivo “adorabile” lo hanno inventato apposta per lui. Giusto il tempo di ottenere il diploma di teoria e solfeggio e gia capisci che il conservatorio, dal nome appunto, inscatola molto e propone poco. Lasci.
Approdi al liceo artistico, la cui atmosfera ti spinge verso quell’area propria di tutti i musicisti a cui sono appena cresciuti i baffi: tanto tempo e tanto cazzeggio.
In questi leggerissimi 5 anni di cielo azzurro, fiori e farfalle, smetto di prendere lezioni e mi avvio per una durissima formazione professionale e musicale idonea alla crescita di un giovane musicista: gruppi rock and roll, punk, progressive, protojazz, gruppi dove “minghia facciamo musica nostra”; per poi esibirsi in “grandi” palchi da concorsi tipo “pagella rock”, “emergenza festival”, che ti formano dentro, fuori, e ti lasciano un po quell’amarezza propria di quelle domande tipo: “ma sono maledettamente inutili o no?”. E poi palchi all’aperto, teatri, e quant’altro metta a disposizione uno spazio dove dire la propria.
Di serio in questi anni fai ben poco ma qualcosa riesci a portare a termine: un anno al centro jazz, tanti tanti concerti belli e brutti in cui la maggior aspirazione è che ti diano da mangiare un bel piattone di pasta cosicché poi suoni e ti diverti come un matto, un premio originalità musicale a “muovitipositivo” e altri piazzamenti, più o meno soddisfacenti.
Scosso dalla notizia che nel 2000 il mondo doveva finire, poco prima circa cominci a scrivere musica(dopo essere stato folgorato dalla visione di della pellicola “Amadeus”) ma sei lento perché soprattutto sei pistino come un….non c’è un qualcosa di estremamente pistino che indichi quanto lo sia….ma comunque scrivi. Ed è la cosa che ti piace più fare. Perché nella musica bisogna fare di testa propria, dopo aver ascoltato le altre.
Il tuo quadro di influenze l’ho dipingi a colpi di rock anni 70, blues, “TUTTO IL JAZZ” (perché è tutto complementare e non si puo escludere nessuno), , progressive, cantautori, e tutto quello che reputi “bello”. Quindi potresti anche citare un passaggio armonico di un pezzo di Raffaella Carrà o Gabry Ponte (non ti vergognare). Si sa, tutto è musica. E dirlo è pure scontato. Qualche nome ci va: Pink Floyd, Red Hot Chili Peppers, Samuele Bersani, DeAndre, De Gregori come influenze nel cuore. E poi Elio E Le Storie Tese, Dream Theater, Charlie Parker come influenze nelle dita. E poi tutto nel suo insieme. Non tanto come strumento singolo. Quindi LA musica.
Non ho quelle influenze di tipo “minghia li conosci i Fire Of The Temple & The ecc ecc, o quel flautista che si chiama Tim Butterfield” che nessuno conosce e che però uno si chiede “ma chi cacchio sono, boh saranno bravi!?”. I grandi sono grandi…avranno qualcosa da dire…anche se sono sempre gli stessi. Altrimenti a che servono i seminari grandiosi (appunto) su Monk, Steve Gadd e Keith Jarrett che hai avuto la fortuna di seguire.
Dall’anno scorso frequenti il CPM sotto la guida di Massimo Colombo, tanto silenzioso quanto bravo (ed è molto silenzioso). E ancora per un annetto…poi si vedrà. Intanto ricordati e ricordiamoci che rock non vuol dire casino, jazz non vuol dire noia e che le note sono? Sono 12.
I tuoi EX gruppi in ordine cronologico: Crimson Sky, Blue Day, Line Out, Easy Mode e tanti altri, con cui ho condiviso esperienze belle e brutte, ma sempre esperienze.
Ora i miei impegni sono:
NEROVINILE: scoppiettante e professionale band dai mille colori e mille generi. Dicono che facciano ballare.Tu ci credi.
ICONA: fantastica compagnia teatrale dedita al volontariato, contornata da un atmosfera tra il “pirla” e il “serio”, più propensa verso la seconda, raggiunta più la prima. Sempre una bella figura comunque.
E poi tante tante jam session, quei momenti di autoaccrescimento utile ai fini di un buon insieme, dove tutti vanno giu di note e istinto.
E poi niente si suona quando si vuole…si scrivono delle cose, ci si registra, fa tutto schifo ma è bello, si va avanti perché si fa così. In fondo un rumore che tiene il tempo è dentro di noi, anche 4 colpi di cassa….però certo andrebbe meglio se sono un pò spezzati e sincopati e magari con qualche variazione e più precisione, e magari se il bassista si studia quel passaggio li che è migliore, e se il chitarrista suona quella notina la invece di quell’altra che fa schifo, e se abbassiamo volumi così non c’è troppo casino che fanno male le orecchie, e poi il cantante ogni tanto è calante e…BASTA!!!
Sei pistino. La musica è un bel casino.